PA vs Smart PA? La chiave è sempre il “fattore umano”

Tra i vari argomenti di dibattito di questi giorni, dall’effetto Omicron all’approvazione della Manovra, passando per le elezioni del Quirinale, molto trambusto si è creato sulla “smartizzazione” del lavoro per i dipendenti della PA. Da iniziale strumento di contrasto alla pandemia, il lavoro da remoto è divenuto poi un osteggiato simbolo di “progresso fin troppo precoce”, della macchina burocratica. Tornato adesso ad essere sventolato nuovamente come “dispositivo” anticovid.

Posto che in queste mie considerazioni non mi ergerò mai a Minosse tra schiere di dannati ma, piuttosto, a mero osservatore, trovo che lo scontro tra i (pochi ma istituzionali) “puristi” del lavoro in presenza come rassicurazione di qualità del servizio, e i (molti e interessati) “progressisti” alfieri della digitalizzazione del lavoro, quale nuovo eden del welfare, sia causato soprattutto dall’esistenza di un punto cieco nel dibattito. Perché se eliminiamo dall’equazione gli strumenti, le competenze o i mezzi a cui si può (si deve) rimediare facilmente, in quanto falsi problemi, ciò che resta è sempre lui: il fattore umano.

Mi sono sempre trovato d’accordo sulla massima che “le crisi creano opportunità” ma è anche vero che le opportunità non sfruttate, alla lunga, portano a delle crisi nel sistema.

Partiamo dalla crisi

La pandemia ci ha rivelato una verità inconfutabile: il nostro sistema è vulnerabile. Tuttavia ci ha anche mostrato che siamo capaci di rispondere adeguatamente perché abbiamo gli strumenti per farlo e, restringendo l’analisi al tema in questione, ci ha anche svelato che per alcune fattispecie di attività (vedi lavori d’ufficio) non è il luogo a definire il lavoro, né la sua qualità, ma la persona.
Non ho intenzione di riportare dati, analisi e statistiche su incremento di produttività, remuneratività, profitti o qualità della vita. Sono risultati evidenti, così come i deficit, le ancora numerose vulnerabilità e
le inefficienze di alcuni sistemi.

Ci è stata fornita, quindi, la possibilità di dare una sferzata ad un sistema sociale, economico e burocratico ancora troppo pachidermico fondato su una strutturazione, anche e soprattutto mentale, del lavoro basato sulla “presunzione” del controllo come strumento di deterrenza verso i dipendenti e come “placebo” per gli amministratori. Ma, poi, il controllo c’è mai stato o è stato realmente efficace?

In fondo, senza scomodare gli scandali, le inchieste e le sentenze, tutti noi abbiamo avuto modo di confrontarci, almeno una volta, con le inefficienze, i disservizi e la lentezza della PA anche in un sistema pre-covid.
È questa, infatti, la chiave su cui soffermarsi e che, come dimostrato anche dagli eventi degli ultimi due anni, determina il vero cambiamento.

Imporre regole stringenti, aumentare il controllo può davvero portare risultati? Non sempre e non a lungo, “perché le regole sono fatte per essere infrante” e allora è necessario agire sul senso di responsabilità.

L’opportunità. Il fattore umano

Oggi, a causa della crisi pandemica, abbiamo forse la più grande opportunità di definire un cambio di paradigma del nostro sistema dopo quello che ha portato al “boom economico”. Tuttavia non è sufficiente ricondurre il tutto alla sola, quanto mai necessaria, digitalizzazione della struttura e del lavoro per entrare nella “modernità burocratica” se non si agisce anche sulla sovrastruttura che è definita dalla componente umana.

Infatti, se si continua a portare lo scontro su un piano prettamente ideologico tra “conservatori” e “progressisti” ignorando l’elefante nella stanza, allora il risultato sarà sempre lo stesso: una società (e pertanto una struttura amministrativa) egualmente rigida e goffa. Cambiando, invece, punto di osservazione troveremo quel punto cieco di cui parlavo all’inizio; un nuovo elemento all’interno dell’equazione da tenere in conto: la responsabilità soggettiva di ognuno di noi quale forza di cambiamento.

È questa l’unica variabile che può determinare il successo o meno della transizione digitale della Pubblica Amministrazione. Gli strumenti, i sistemi o le ulteriori soluzioni tecnologiche sono sempre e solo degli utensili a nostra disposizione, siamo noi a decidere se sfruttarli al meglio. Perché in fonda la PA è come un calabrone, strutturalmente creato per non volare ma, se vuole (potenzialmente) capace di farlo.

Pa Vs Smart PA? La chiave è il fattore umano
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